L’engagement può essere un utile indicatore per spiegare l’attenzione che si è generata intorno a un tema o a un personaggio, ma bisogna stare attenti a non sopravvalutarlo. Essere coinvolgenti e generare commenti sui social non significa sempre generare valore e reputazione. I tempi del ‘purché se ne parli’ sono finiti, serve analizzare il contenuto di quei commenti e pesarne il valore reputazionale. A poco serve essere citati se poi reazioni e commenti sono negativi.
Un tema importante in questa campagna elettorale in vista delle Primarie del Partito democratico, ma soprattutto per il futuro. Dal generare engagement al convincere gli elettori, la strada è lunga, serviranno una strategia comunicativa ben definita e strumenti per misurarne l’efficacia.
Durante il dibattito andato in onda lunedì 20 febbraio, Elly Schlein è stata la più coinvolgente in rete. Emerge da un’analisi di Reputation Science sulle conversazioni online e l’attività social dei quattro candidati al congresso PD nel corso di questa campagna elettorale e durante la sfida televisiva.
Durante il dibattito elettorale, Bonaccini è stato citato nel 54% dei commenti in Rete, contro il 46% di Schlein, la quale è però riuscita a generare il maggior engagement, con 13 mila la reazioni (contro le 9 mila dello sfidante).
Dalla stessa analisi di Reputation Science, emerge però che il 60% dei contenuti che citano i quattro candidati è negativo, il 31% ha tono neutro e solo il 9% è apertamente positivo.
Diversi attacchi su Twitter sono stati indirizzati a Elly Schlein, in occasione del lancio della sua candidatura e in risposta alle sue parole sui voucher e nella Giornata della Memoria. La deputata risulta essere la candidata con il sentiment più negativo.
Il mio commento e l’analisi di Reputation Science su Prima Comunicazione:
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